____Carsana: Lei da anni parla anche di confluenza dei problemi individuali nel sociale. Alcuni decenni fa, di ritorno dagli USA, giunse ad affermare che stavamo andando verso una società da giungla e che, se non ci fossimo preoccupati del concepimento e dell’allevamento di qualsiasi bambino sulla faccia del pianeta, prima o poi avremmo rischiato di avere a che fare con lui in modo non desiderato, come domestico o come facente parte di un commandos, mentre con un soggetto che avesse subito trattamenti da pitbull ci saremmo potuti scontrare o a doverlo subire, addirittura, come sanguinario guerrafondaio dittatore.
____Lando: Appunto, di ritorno dal mio soggiorno di poco più di due anni negli USA, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, ero rimasto negativamente colpito dalla piega che stavano prendendo le cose anche qui da noi sulla scia di quel che da tempo avveniva oltreoceano, specialmente per quanto riguardava la scala dei valori e i rapporti soprattutto quelli tra genitori e figli e la sicurezza sociale.
____Carsana: Che ne pensa della situazione drammatica attuale sull'orlo di un'altra guerra mondiale, proprio quando ci eravamo quasi illusi di essere adulti e vaccinati?
____Lando: La storia dell'uno contro l'altro armati, come è ben noto, ha origini antiche e ha rappresentato una costante nella storia umana.
Senza risalire a Caino e ad Abele, basti por mente alle lotte tribali anche nostrane tra Guelfi e Ghibellini, Capuleti e Montecchi, nonché alle faide storiche di popoli della nostra Europa che permangono tutt'ora in Spagna, in Irlanda, mentre l'ostilità tra arabi ed ebrei sta facendo divampare, come accennava lei dianzi, un conflitto mondiale dalle conseguenze imprevedibili.
Insomma, la formazione di gruppi antinomici, equivalenti di tribù contrapposte, è un fenomeno che si ripete nel tempo e non risparmia neanche i piccoli centri. L'ipotesi che con il Palio di Siena si tenti una sublimazione di questa tendenza mi sembra più che suggestiva.
____Carsana: Come ricollega questi fenomeni con le tensioni che si generano all'interno della famiglia?
____Lando: Non sono il primo a considerare le guerre come un modo per esportare le tensioni endogene. Ne aveva parlato il compianto psicoanalista Franco Fornari, mentre la psicoanalisi da tempo ritiene la guerra come un delitto edipico differito, nel senso che la generazione dei padri porterebbe a morire la generazione dei figli. Non mi sembra che sia inverosimile pensare che una delle condizioni più tensiogene sia da ricollegare con la rivalità fraterna: questa, repressa, si troverebbe ossessivamente portata alla ricerca di bersagli sostitutivi. Ricordo che uno dei primi assunti è stato quello che più o meno tutti siamo organismi inquinati e in tensione: inquinati congenitamente nel substrato biologico, quindi psicologicamente in seguito a traumi psico-emotivi sofferti sin dai primi tempi di vita.
____Carsana: In che cosa consisterebbero gli inquinamenti bio-ereditari?
____Lando: Senza affrontare la questione dell'efficacia terapeutica della medicina omeopatica, mi sembra che la sua base teorica ci possa offrire una soddisfacente chiave di lettura per comprendere meglio certe disposizioni ad ammalarsi di una anziché un'altra forma morbosa.
Essa attribuisce tale disposizioni, o diatesi, a tre tipi di Miasmi congenitamente trasmessi, che io chiamerei inquinamenti diatesici: uno che altera la reattività somatopsichica in senso ipo ed è responsabile della cronicizzazione delle forme morbose, un altro in senso iper e un altro in senso dis, cioè auto ed eterodistruttivo. Sarei curioso di sapere che cosa ne avrebbe pensato di questi principi teorici l'autore del libro: Anatomia della distruttività umana, ossia E. Fromm.
____Carsana: Questo discorso mi pare che abbia a che fare con quanto ha scritto, oltre che nei diversi articoli sulla violenza, in particolare con quello pubblicato su COM-Nuovi Tempi del maggio 1986 dove parlò del diavolo come di un comodo bersaglio ecologico…
____Lando: In effetti, sembra che sia esigenza molto comune avere un bersaglio contro cui riversare risentimenti repressi. Alcuni ce l’ hanno con una persona, spesso di famiglia, ma tanti se la prendono con una intera categoria, vuoi i politici vuoi i burocrati, i preti e così via. Non è che manchino sempre motivi oggettivi, ma quest’esigenza, a un esame più attento, spesso risulta avere radici molto più antiche e profonde. In Hitler questo obiettivo era consapevolmente strumentale, giacché egli era convinto che per ottenere la massima adesione dei suoi connazionali, occorreva indicare loro un nemico comune ed egli scelse “la razza ebraica”, anche perché, da buon (si fa per dire) post-encefalitico, gli apparve la più indifesa: infatti, tra i postumi di questa affezione del cervello v’è proprio quella di far del male ai più deboli..
____Carsana: Prima che nell’ultimo libro (Ecologia psico-sociale e salute), nel periodico “L’Intervista Medica” N° 1 gennaio’87, lei distinse la funzione militare dal militarismo…
____Lando: Anche in base a nozioni di etologia animale, mi risulta che la funzione militare sia assimilabile alla funzione parentale, ossia di protezione della prole. Tale ruolo, poi, in tante specie che ci precedono nella scala filogenetica, viene svolto per proteggere i componenti che svolgono altri compiti utili per l’intero branco, gruppo, collettività, quali la ricerca del cibo. Secondo questa accezione, credo che il servizio militare si addica anche o meglio alla donna, anche perché, in natura, spesso è la femmina che difende la prole perfino nei confronti del maschio-padre.
La logica militarista, riscontrabile nella nostra specie, invece, sembra spiegabile appunto in base all’assunto delle alterazioni connesse con gli inquinamenti diatesici.
Queste due istanze provengono ambedue dal cervello da rettile, ma una è fisiologica e l’altra è frutto di problemi bio-psichici
Quando si pensi che i postumi di lesioni cerebrali, tra le più gravi quelle dei postumi dell’encefalite letargica che colpì pandemicamente buona parte della popolazione mondiale, dando luogo a perversione del senso morale e la tendenza a fare il male per il male, specialmente contro i più indifesi, e che analoghe conseguenze si possono avere in seguito a traumi psichici, allora ci si renderebbe conto che mettere al mondo un cervello umano e educarlo non è qualcosa da prendere alla leggera.
____Carsana: Sin dal suo primo libro (Introduzione all'ecologia psicosociale -per una nuova scienza della personalità e dei rapporti), lei ha distinto la relazionalità umana nei tre modelli principali: contro l'altro o modello Caino, senza l'altro e con l'altro, affermando che, così come stanno le cose, quest'ultimo modello costituisce ancora una chimera, giacché prevale ancora la tendenza ad essere con l'altro per andare contro qualcun altro. Ritiene ancora valida questa distinzione e applicabile alla situazione attuale sia nei piccoli ecosistemi che in quelli a dimensione storico-geografica?
____Lando: Ricordo che dedicai un mio articolo di pochi anni fa al tema: Guerre etniche e bestialità, dove rilevavo che, mentre tra gli umani prevalgono i rapporti problematici, le altre specie, in condizioni naturali non alterati da interventi umani, riescono a gestire l'aggressività intraspecifica, in particolare all'interno di un branco o tra individui provenienti da un medesimo ceppo genomico, e addirittura, in condizioni dove la sopravvivenza dipende da una specie di taciti patti di pacifica coesistenza, anche tra specie diverse. Per es., sul baobab o nelle foreste. E’ noto che sul baobab vivono specie diverse che, in condizioni diverse, sarebbero in rapporto da predatore a preda. Nella foresta, un uccello o una scimmia in posizione di “sentinella” su un albero dà l’allarme per tutti allorché si sta avvicinando un predatore con segnali che specie diverse hanno appreso a riconoscere.
L'aggressività distruttiva, invece, si scatena allorché individui o gruppi si trovano in condizioni di rivalità per il territorio come pure per il foraggio.
____Carsana: Lei ha parlato addirittura di una specie di razzismo a livello cellulare…
____Lando: L’espressione può essere giornalisticamente colorita, ma ogni cellula risulta programmata per conservare e difendere le proprie individualità caratteristiche, per cui, allorché una cellula si trova a che fare con una cellula diversa, tende a rigettarla o distruggerla, magari fagocitandola. La meraviglia delle meraviglie si manifesta quando pensiamo che un organismo complesso è composto di cellule in un certo senso rivali, ma che finiscono per svolgere ciascuna il proprio ruolo a favore dell’intero organismo!
____Carsana: Ricordo che in proposito lei ha riportato più volte l’esemplificazione di Conrad Lorenz su quei fenomeni che egli definì come “antagonismo armonico”
____Lando: Sì, è quello che avviene tra osteoclasti e osteoblasti, avendo i primi funzione di rammollimento del tessuto osseo, consentono alla struttura scheletrica di crescere, dando la possibilità agli osteoblasti di costruire su uno scheletro via via più grande. Trovo interessante sottolineare l’analogia che lo stesso Lorenz formulò riguardo all’antagonismo tra la generazione conservatrice degli anziani e quella rinnovatrice, rivoluzionaria di quella giovanile Un altro esempio di “antagonismo armonico” è quello tra i due sistemi neurovegetativi: simpatico e parasimpatico
____Carsana: Come si potrebbero ottenere analoghi funzionamenti sintonici nella specie umana che appare tuttora dominata da tendenze di rivalità, anzi di ostilità tribale?
____Lando: Mi sembra fondamentale, anzitutto raggiungere una profonda ed estesa consapevolezza circa la fondamentale importanza delle condizioni e dei fattori di sviluppo armonico della relazionalità da cui dipende anche la possibilità di una pacifica coesistenza.
____Carsana: A questo punto, occorre che lei specifichi quali sono queste condizioni e questi fattori di crescita bio-psico-sociali, come li ha chiamati sin dal suo primo libro.
____Lando: A parte quelli del periodo pre-natale e perinatale che ormai sono ben noti e anche messi in pratica, specialmente dopo “Per una nascita senza violenza” di Frédérick Leboyer (1974 ed. francese e 1975 ed. italiana), vanno dal rapporto simbiotico con la madre che dovrebbe andare verso la soluzione e il passaggio ad altri legami affettivi e sociali, anche le frustrazioni hanno validità di fattori di crescita se adeguatamente somministrate in rapporto alle gratificazioni. Del gioco ne abbiamo già parlato. Per quanto riguarda le condizioni favorenti l’armonica evoluzione della personalità nei suoi rapporti, qui mi limiterei ad accennare alla più importante, ossia alla gradualità dei passaggi da un equilibrio relazionale ad un altro…
Carsana: per esempio,…
____Lando: Oggi, sin dai primi tempi di vita, si tende a sballottare il bambino da una persona ad un’altra, non tenendo abbastanza in conto che il cucciolo d’uomo necessita, in grado di gran lunga maggiore e per più lungo tempo, rispetto agli altri cuccioli, di avere complementate le proprie competenze mediante una persona, di solito e per i primi tempi, la madre. Egli, che avverte, tranquillizzandosi, la costante presenza della madre mediante il contatto fisico, l’olfatto e l’udito, non è in grado di compensare le interruzioni di tale rapporto. Tale costanza costituisce il principale presupposto per la fiducia di base, pilastro del senso di sicurezza e di fiducia nell’altro. Il passaggio a un nuovo rapporto è facilitato da una specie di rassicurazione che ciò non comporta la perdita dei vantaggi acquisiti con il precedente , anzi che ne acquisisce di nuovi e altrettanto o più gradevoli. Anche per questi passaggi il veicolo più congeniale è il ludico. Un cenno almeno devo a un altro fattore di crescita, ossia alla possibilità di collaudare le proprie abilità a mano a mano che emergono: più o meno tutti avremo notato che il bambino, per esempio, usando il cucchiaio, reclama l’opportunità di farlo “da solo!, da solo!”
____Carsana: Sin dai suoi primi scritti lei ha messo il discorso delle condizioni e dei fattori di crescita in rapporto con le potenzialità progettuali della persona e in un suo articolo uscito su “Psicoterapia Umanistica” dell’aprile 1982, dal titolo : “Perché la nascita, la stessa vita non sia un aborto”, ha considerato, appunto come abortiva la vita progettualmente incompiuta, ossia di chi non ha avuto la possibilità di realizzare il proprio progetto-persona.
____Lando: Devo soltanto ribadire il concetto che questa mancata realizzazione delle potenzialità progettuali è molto più comune di quel che generalmente si ritiene.
In effetti, di solito si tende a ritenere realizzata una persona che ha successo professionale nella vita. In altra sede, ultimo libro compreso, ho affrontato il discorso dell’infelicità di tanti grandi uomini attribuendola al fatto che essi si sono realizzati prevalentemente rispetto a una dimensione, quella che prometteva carismaticamente bene, tradendo magari quella affettiva.
____Carsana: Sì, un concetto analogo, lei lo ha sviluppato a proposito dei ricchi anche in un recente articolo (“Poveri ricchi – Ricchezza materiale e miseria umana”) pubblicato da Universum di Trento su: “Poeti e scrittori d’Italia, 2002”
____Lando: Appunto, ricchi materialmente e poveri di affetto.
____Carsana: valenze relazionali è uno dei suoi concetti che andrebbe chiarito per i nostri lettori.
____Lando: Sono ricorso all’analogia con quelle potenzialità (valenze chimico-fisiche) di un elemento chimico a combinarsi con un altro per formare un prodotto. Ovviamente, anche questo concetto deve essere inteso cum grano salis nel senso che mentre un prodotto chimico è ben definito e abbastanza stabile, una “combinazione” di due o più persone e di gran lunga più dinamica, mutevole, imprevedibile nella sua evoluzione.
____Carsana: Lei le ha distinte in primarie e in secondarie, distinguendo ulteriormente queste in pedagogiche (includendo in queste quelle psicoterapeutiche), coniugali, lavorative.
Secondo lei questa distinzione tornerebbe utile per comprendere in particolare alcuni fenomeni problematici riguardo alla coppia coniugale. Com’è giunto a questi concetti e ipotesi?
____Lando: Sin dal mio ritorno dagli USA, vale a dire oltre 40 anni fa, avevo osservato che molti coniugi, pur essendosi separati nel peggiore dei modi, non riuscivano a separarsi emotivamente. A volte, instauravano rapporti amichevoli, ma se riesumavano quelli more uxorio, spesso ricominciavano i vecchi problemi.
Analoghi fenomeni li osservai più tardi nei consultori visitati in occasione delle mie Borse di studio O.M. S. in Francia, Svizzera e in Inghilterra e, ancora, qui in Italia, specialmente in un centro per donne separate, nonché durante i miei oltre trent’anni di pratica di psicoterapie brevi.. A un certo punto, centrai l’attenzione sulla qualità dei legami affettivi e, specialmente su quelli della cosiddetta cotta.
____Carsana: Sì, lei parlò di sindrome della cotta
____Lando: In effetti, una delle caratteristiche di questo tipo di rapporto consiste nella dipendenza che ricorda il tipo di rapporto simbiotico problematico con la madre se si tiene conto che essa si accompagna ad esclusivismo, angoscia abbandonica con ritorno del pianto facile, ambivalenza, disturbi del sonno e dell’appetito. Espressioni, comunemente ritenute romantiche, da grande amore, quali: “tu sei tutto al mondo per me”, “senza di te non potrei vivere”, possono essere indicative, invece, di un tipo di rapporto caratterizzato da estrema dipendenza da figure parentali. Anche l’innamoramento può essere subdolamente inquinato da istanze tutt’altro che scontate; per es., quelle da “compulsione a ripetere”. Motivazioni di questo genere inficiano tante unioni coniugali e costituiscono degli insidiosi “nemici interni occulti”, responsabili di tanti drammi coniugali.
____Carsana: Nel 1979, a Gorizia, in una conferenza tenuta presso la Croce Verde, lei parlò di coppie che scoppiano
____Lando: E rischieranno di scoppiare ancora se la loro unione si fonderà esclusivamente sulle sabbie mobili dei sentimenti e dell’attrazione fisica e, ancora peggio, su istanze da compulsione a ripetere, per cui, mentre consapevolmente sono convinti di aver trovato l’uomo e la donna della propria vita, in fondo si cercano come attore e regista per rimettere in scena un dramma del passato.
____Carsana: Sì, lei scrisse più volte che le norme giuridiche, quelle morali e religiose, i tabù e le remore socio-culturali saranno sempre meno in grado di mantenere unita la coppia…
____Lando: In passato: tale unione si è ottenuta spesso a spese di sofferenze psicosomatiche da parte della donna e di scappatelle per lui.
____Carsana: Uno dei motivi “banali”che frustrano i rapporti di coppia lei lo trova in una forma particolare di idealizzazione o, meglio, nell’attesa da parte di lui che lei sia dolce, l’angelo del focolare, nel mito del gentil sesso
____Lando: In effetti, da quanto mi è dato leggere nel libro della natura, la donna, come femmina, è programmata per la selezione e, pertanto, deve essere piuttosto spietata. Lei, per natura, tende ad essere oblativa nel suo ruolo di mamma, e, nei confronti del maschio, durante la fase della seduzione, come lui è premuroso durante la fase del corteggiamento. Purtroppo, tali comportamenti, che provengono dal rettiliano vengono meno allorché la copia si è formata. Per giunta nella nostra specie, poi, così come stanno le cose ancora oggi, interferiscono i quasi immancabili problemi psicologici di ambedue.
____Carsana: Per quanto riguarda il maschio, lei sostiene che, essendo programmato per la diffusione del proprio patrimonio eredo-genetico, sia tendenzialmente infedele…
____Lando: Questo può essere un altro motivo di frustrazione per lei.
____Carsana: Lei, specificando che in natura, dove sembra predominare la tendenza dell’espressione a 360 gradi, per cui non v’è scelta tra brutto e bello, morale e immorale, buono e cattivo e via di seguito, v’è tutta una gamma di comportamenti…
____Lando: riferito alla coppia, se c’è chi ha rapporti incestuosi con la propria madre, e con altri familiari, mi risulta che l’evitamento dell’incesto, già presente nella altre specie, sussiste anche nella nostra. Ne consegue che, allorché una coppia s’è formata secondo valenze primarie, “per fame di mamma”, oppure riemergendo questo tipo di valenze con l’affezionamento, si può vivere inconsciamente il rapporto con il/la partner come se si fosse a letto con qualcuno dei familiari di origine.


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