SU UNA MISCONOSCIUTA E CONTROVERSA QUESTIONE SUI METODI EDUCATIVI

In questi ultimi anni, hanno guadagnato terreno principalmente due scuole di pensiero:
- una permissiva, in prima linea un periodo filosofico-pedagogico del dott. Spock;
- l’altra più tradizionale, improntata a severa, autoritaria disciplina
Genitori ed educatori si trovano ancora spesso disorientati e il bisogno di certezze in merito è tale che una lettura di argomenti in merito, motivata dalla ricerca di un’illuminante indicazione sul metodo educativo da adottare, risulta frustrante e perfino incomprensibile.
In realtà, in mancanza di conoscenze di psicologia dell’età evolutiva, ha tradizionalmente indotto genitori ed educatori secondari a ricorrere a vari espedienti per tenere a bada la congeniale vivacità dei piccoli, quando questa diveniva disturbante perché fuori tempo e luogo.

SI RISCHIA DI MORIFICARE “CIVILMENTE” CON LE PAROLE E PERFINO MOBBIZZARE CON IL SILENZIO

Tra i più deleteri espedienti “educativi” vi sono alcuni epiteti:
“sei cattivo!”, “sei una peste!” e conseguenti minacce, tinte più o meno di ingiunzioni ricattatorie.
Un tale atteggiamento porta a reagire in modo analogo nei confronti del prossimo adulto: per tacitare un incomodo interlocutore, si tende ad affibbiare tutta una gamma di epiteti che vanno da quelli con il suffisso “ista” ad altri con il suffisso “ismo” con l’aggiunta o meno del prefisso “anti”che lo inchiodano in un’appartenenza ideologica.
Non avrà bisogno di argomentazioni la tesi che ignorare, per pregiudizio, una persona per quello che dice, come se non esistesse, equivale a considerarla non esistente in vita.

UN FONDAMENTALE CRITERIO PUO’ AIUTARE A LIBERARSI DA UNA PREGIUDIZIEVOLE CONFUSIONE

Per venir fuori dalla su accennata confusione, potrà giovare tenere ben presente che in senso propriamente educativo, sarà opportuno riprovare un singolo comportamento “cattivo” del bambino; mentre, nel dire “sei…” si va a colpire l’identità della persona; il che risulta più pregiudizievole quando si tratti di soggetto in età evolutiva, ancora di più, quando il bambino si senta soverchiato dal potere degli adulti e, di conseguenza, tende, umanamente, a ribaltare la situazione.
In effetti, come rivalsa, gli potrà far comodo un’identità negativa che rechi disturbo, preoccupazione e quant’altro all’adulto vissuto come oppressore.
L’adulto che reagisca con rabbia, con epiteti negativi come quelli sopra accennati, risponde all’esigenza del bambino maltrattato di reagire con comportamenti di anti-potere, rischiando di proseguire nell’evoluzione della sua personalità secondo modelli di identità negativa.

Roma, 18 aprile, 2004 ________________Pier Luigi Lando