POSSIBILITÀ
PREVENTIVE DELLE ATTIVITÀ DI GIOCO
L'ETÀ
ANAGRAFICA PUÒ NON CORRISPONDERE
ALL'ETÀ PSICOMOTORIA
Molti problemi che ostacolano un soddisfacente profitto
ed inserimento scolastici, possono essere avviati a soluzione mediante
opportune attività di gioco.
E’
noto che la legislazione vigente adotta ancora come unico criterio
per l'inizio della frequenza della scuola dell'obbligo l’età
anagrafica di sei anni. D'altro canto é ovvio che una percentuale
più o meno elevata di bambini a quella età non dispone
dei "prerequisiti" (visus, udito, maturità psicomotoria,
situazione emotivo - affettiva e relazionale) indispensabili per un
soddisfacente inserimento e profitto scolastici.
Sempre sul piano normativo sono previste, da tempo, indagini specialistiche
durante l'età prescolare nelle scuole materne ma, a parte il
tatto che non tutti i bambini frequentano le scuole materne, non tutti
i servizi materno -infantili prescolastici dispongono di personale
specializzato; per cui una percentuale più o meno elevata di
bambini raggiunge l'età della scuola dell'obbligo senza alcun
accertamento.
Oltretutto vi sono bambini con particolari difficoltà, come
i portatori di handicaps fisici, oltre a quelli che hanno particolari
problemi relazionali, legati ad anomale situazioni familiari. Sembrerebbe
logico che si procedesse preventivamente ad un esame di idoneità
alla frequenza della scuola dell'obbligo (con specifici test), vale
a dire ad un accertamento sugli strumenti (vista, udito, coordinamento
motorio, etc.) che consentano al bambino di inserirsi in modo proficuo
e soddisfacente nella scuola.
Però un più attento esame di una proposta di tal genere,
al lume della esperienza acquisita, anche in rapporto alle attese
familiari, lascia qualche perplessità. Infatti, tale esame
verrebbe a frustrare direttamente il bambino candidato ed indirettamente
attraverso la delusione delle attese che i familiari investono spesso
su di lui in quel particolare momento.
Non vi é dubbio che questo sia fra i
momenti più delicati nella vita di una persona, specialmente
quando il clima familiare é tale per cui il bambino vive l'avvio
alla scuola dell'obbligo come la fine di un periodo "a responsabilità
limitata", di spensieratezza, di cui il gioco poteva essere la
principale occupazione, mentre la scuola si presenta come l'inizio
di obblighi, di rinunce, di responsabilità. In poche parole,
una certa percentuale di bambini, a quest'età (sei anni), si
trova ad avere alle spalle le attese spesso narcisistiche dei genitori,
mentre facilmente percepisce l'insegnante nel ruolo di giudice ed
i compagni di scuola come modelli di riferimento con i quali deve
competere. Questa situazione competitiva, che potrebbe essere anche
stimolante, può divenire a rischio, tanto più quanto
meno il bambino si trova preparato, per problemi fisici, psichici,
relazionali, socio-culturali, non risolti.
É noto, tra l'altro, come nell'anamnesi di buona parte dei
tossicodipendenti, predominino fallimenti scolastici ed é noto
pure come, il bambino frustrato nelle sue capacità di apprendimento
diventi un problema per gli insegnanti, sia di molestia per la scolaresca,
giacché tende ad affermarsi con l'attirare l'attenzione su
di sé, soprattutto contando sulla eventuale prestanza fisica
o sul proprio potere di disturbare.
Quando il bambino non può contare su tale meccanismo della
"sopracompensazione", la situazione di frustrazione apre
altre porte che sono,in genere, le varie forme depressive o le ben
note sindromi da fobia della scuola.
Le relative tensioni emotive si traducono in somatizzazioni (vedi
la fobia per la scuola) e nel rinchiudersi in sé. La scuola
viene così a costituire un ulteriore fattore di rischio nel
senso che può aggravare situazioni problematiche nella vita
di un bambino, invece di essere catalizzatrice di crescita armonica
e, ovviamente, di cultura. Pertanto é da più parti espressa
una serie di dubbi sull'efficienza dei programmi di insegnamento delle
nostre scuole dell'obbligo che non tengono conto in maniera adeguata
dei ritmi psicobiologici dei bambini.
Come é noto, ormai da tempo, vi é una stretta connessione
tra condizioni ormoniche ed ambientali, equilibrio psichico e capacità
di apprendimento. Ormoni secreti dal surrene (corriselo, adrenalina)
esercitano la loro influenza sui ritmi circadiani di sonno, veglia
ed attenzione.
Sarebbe necessario, dunque, prevedere programmi
scolastici che tengano nel debito conto le necessità psicobiologiche
degli alunni, evitando una eccessiva e prolungata concentrazione che
non é utile ai fini del rendimento scolastico ma anzi dannosa.
Al contrario, non vi é nulla di più normale e fisiologico
del gioco ed i relativi comportamenti che non sono fini a se stessi
ma in natura hanno funzioni e finalità ben precise. Molti di
noi, grazie ai documentari televisivi di questi ultimi tempi, sulla
vita animale, hanno avuto la possibilità di constatare come
attività di chiaro stampo ludico, utili ai cuccioli dei mammiferi
per acquisire esperienza di vitale importanza, siano evidenti negli
animali più evoluti. Nei sistemi di vita attuale, che difficilmente
tengono conto delle esigenze socio-evolutive del bambino, possono
trovare molteplici indicazioni, di tipo preventivo nonché riparativo,
i "momenti e spazi ludici".
Questi, inseriti tempestivamente ed intelligentemente nei passaggi
relazionali critici, possono attenuare gli inevitabili e necessari
traumi. A tal proposito gli organi responsabili dovrebbero prefiggersi
i seguenti obiettivi:
1) che nella scuola siano presenti operatori di estrazione
pedagogica, psicologica, etc., comunque appositamente preparati, che
fungano da tramite tra gli alunni, gli insegnanti, la famiglia ed
i servizi territoriali;
2) che nella scuola ci sia una maggiore presenza
di operatori adeguatamente formati che siano in grado di animare attività
di gioco al fine di individuare eventuali pregiudiziali per un soddisfacente
inserimento e profitto scolastici, (il cosiddetto accertamento dei
prerequisiti);
3) che specifiche attività di gioco, tese
ad individuare tempestivamente eventuali carenze e difficoltà,
vengano animate tra gli scolari destinati ad una medesima aula. In
tale maniera si eviterebbero i rischi di cui si é parlato sopra
e si favorirebbe la socializzazione nonché un approccio più
fisiologico con il mondo scolastico e, in specie, con i programmi
scolastici.