STIAMO ANCORA RISCHIANDO DI PERDERE L’ULTIMO TRENO
PER UNA TEMPESTIVA PREVENZIONE

LE PREZIOSE OPPORTUNITÀ OFFERTE DALLE ATTIVITÀ LUDICHE,
VEICOLO PIÙ CONGENIALE PER I SOGGETTI IN ETÀ EVOLUTIVA

Le lamentele, le denunce, le proposte di legge e di riforme ministeriali per tamponare i diversi mali di cui soffre il mondo della scuola durano da quel dì e a tutt’oggi non si intravedono risultati soddisfacenti.
Dall’abbandono scolastico ai comportamenti disturbanti sino a tutte quelle manifestazioni sintomatiche, che fanno parte della sindrome fobia della scuola e che tradizionalmente sono state affrontate con l’arma del voto - quello in condotta compreso - o con provvedimenti disciplinari, sono generalmente dovuti a condizioni e fattori che si potrebbero prevenire o almeno alleviare in modo non traumatico, per facilitare soddisfacenti profitto e inserimento scolastici.
Come studioso e cultore di tematiche riguardanti l’età evolutiva, mi soffermerò più puntualmente sugli aspetti psico-dinamici, ma almeno un cenno devo alla questione della preparazione dei docenti. Preparazione alla quale si è provveduto a rimediare con una legge che prevede un corso di studio universitario, senza tenere conto che i titoli accademici non giovano se mancano le attitudini e se l’aspirante docente si porta dietro problemi psico-emotivi che disturbano il rapporto con gli alunni, i familiari, il corpo amministrativo e il restante personale dell’ambiente scolastico. Basti pensare alle reazioni contro-transferali, da parte degli stessi docenti, che rischiano di emergere in tali rapporti legati appunto e a loro volta a problemi risalenti alla propria infanzia.

I prerequisiti

Sotto questa voce si annoverano condizioni psico-fisiche degli scolari, che vanno dalle funzioni sensoriali (in particolare vista e udito) alle abilità psicomotorie, insomma a tutte quelle competenze che consentono un soddisfacente apprendimento.
Quando si avanzano proposte legislative che prevedono l’anticipo dell’età d’inizio della frequenza della scuola dell’obbligo non si tiene presente che già l’età tradizionale di sei anni rischia di costituire una specie di violenza che si esercita sui giovani soggetti: in effetti, l’età anagrafica non sempre coincide con quella pedagogica, anzi sempre più spesso si nota una discrepanza tra le due età, in buona parte dovuta al tipo di vita odierna con la sempre più diffusa urbanizzazione che toglie spazi adatti per i soggetti in età evolutiva, mentre li relega a occupazione del tempo libero in giochi sedentari che inducono a consumare giocattoli e games telematici più utili al mercato, ma poco o per nulla adatti, anzi addirittura ostacolanti un soddisfacente sviluppo psicomotorio.
Mediante il veicolo più congeniale per queste età, ossia attività di gioco animate da operatori appositamente preparati (di estrazione pedagogica, psicologica, sociale), si potrebbero, evitando traumi psico-emotivi, individuare, oltre che eventuali deficit sensoriali, vari problemi originati in seno alla famiglia e dovuti a svantaggi culturali. Quindi, con l’ausilio di attività ludiche, si potrebbero avviare a soluzione difficoltà e problemi di vario genere.
E’ per lo meno colpevole continuare a ignorare le ripercussioni che si rischiano nel pretendere rendimento e inserimento scolastici da alunni ipo-vedenti e ipo-acusici, per non dire di tante altre difficoltà psico-emotive che caratterizzano tali soggetti come pseudo-insufficienti mentali. Agli addetti sono ben noti casi in cui blocchi psico-emotivi avevano indotto a considerare e perfino a diagnosticare come deficienti mentali bambini che in seguito sono stati scoperti addirittura superdotati.
Anche in considerazione che molti problemi caratteriali, persino ricadenti in modo drammatico e perfino tragico sulla nostra collettività, alimentando la quotidiana cronaca nera, iniziano o si aggravano durante la frequenza scolastica, si auspica che, come per tanti altri problemi psico-sociali, che oggi ci assillano e ci inducono a disperdere preziose energie umane, nonché ingenti somme di denaro pubblico, anche per questi problemi scolastici ci si orienti sempre più verso intenti preventivi utilizzando conoscenze bio-psico-pedagogiche oggi già disponibili.

Pier Luigi Lando