QUANDO E COME LA SCUOLA RISCHIA DI ESERCITARE UN TIPO DI VIOLENZA IGNORATA E PERFINO ISTITUZIONALIZZATA
CONTRO L’INFANZIA


(Se, a suo tempo, si ignorano i prerequisiti)

Che si direbbe se si venisse a conoscenza che delle persone particolarmente gracili siano state costrette a lottare contro altre particolarmente robuste e ben allenate?
Ebbene, questo è quel che pare avvenga spesso con la scuola dell’obbligo: bambini i quali hanno l’età anagrafica per dover frequentare la scuola, mentre non hanno raggiunto l’età mentale, spicomotoria, pedagogica.
In linguaggio da addetti, si parla di prerequisiti, per indicare tutte quelle competenze (sensoriali, psicomotorie, culturali ecc.) necessarie per un soddisfacente inserimento e un proficuo profitto scolastico.
Ancora, purtroppo, non si tiene sufficientemente conto che l’inizio della frequenza della scuola dell’obbligo sia uno dei momenti più delicati e cruciali nel destino di una persona.
Intanto, dallo scolaro in erba può essere avvertita come la fine di un’età a responsabilità limitata e giocosa e l’inizio di una sulla quale peseranno sempre più impegnativamente i doveri.
Inoltre, mentre saranno mancate le più adeguate opportunità di gioco necessarie per lo sviluppo psicomotorio, sul futuro alunno spesso pesano le ipoteche delle attese dei familiari e, per giunta, egli si troverà a sentirsi giudicato dagli insegnanti, confrontato con i compagni che, specialmente in ambiente urbano, egli non conosce in altri contesti e con i quali non ha altra possibilità di confronto.
In un tale ambiente scolastico per il bambino diviene ancora più difficile trovarsi a proprio agio se, oltre al mancato raggiungimento dei prerequisiti di ordinaria amministrazione, vi sono altri problemi che lo pongono in condizioni di svantaggio. A parte quelli di ordine fisico, sempre più di frequente vi sono quelli della socializzazione e, particolarmente oggi, problemi familiari (per separazione o, comunque, per crisi conflittuali dei genitori, per dover lasciare la mamma con il fratellino o la sorellina rivale ecc.), per non dire di uno dei più delicati e attuali problemi qual è quello della crescente multietnicità.
A volte questo tipo di problemi appena accennato viene riconosciuto sotto l’etichetta di fobia della scuola, ma molto spesso rimane ignorato e si traduce in abbandoni scolastici, quando non in reazioni da cronaca nera.
La constatazione che questo genere di reazioni rappresenti casi rari può mettere a tacere la coscienza della maggior parte, ma il fatto che le reazioni negative si distribuiscono lungo una gamma, inquinando scelte vocazionali ecc. dovrebbe far pensare per assumere atteggiamenti e comportamenti più respondsabili da parte di tutti noi.
Ignorare ciò che, sin dai primi tempi di vita, disturba la sana evoluzione di una personalità è come aspettare al varco coloro i quali si comporteranno male, per giudicarle, mandarle in carcere, quando non si arrivi ad auspicare la pena di morte.
Eppure, il mezzo più congeniale per i bambini - per il riconoscimento tempestivo dei prerequisiti, per individuare problemi di vario genere che possono pregiudicare l’inserimento e il profitto scolastico e per avviarli a soluzione - sarebbe semplice come l’uovo di Colombo: il gioco.
Mediante attività ludiche, animate – preferibilmente prima dell’inizio della frequenza scolastica - tra i bambini destinati a una medesima aula, da personale opportunamente preparato, si avrebbe la possibilità sia di individuare eventuali difficoltà sia di avviarle a soluzione, non solo senza traumi per i bambini, ma in modo divertente e congeniale alla situazione psicologica dei soggetti in età evolutiva.
Mentre è sconsigliabile che i docenti si prendano cura dei problemi psicologici dei propri alunni, è invece auspicabile che l’attività didattica venga affiancata da operatori (di estrazione pedagogica, psicologica, sociologica, comunque adeguatamente preparati), in grado di svolgere vari compiti complementari: da quello del pronto soccorso a quello di fungere da trait-d’union fra gli scolari e i docenti, la famiglia, le autorità scolastiche e i servizi territoriali. Di particolare utilità sarebbero le opportunità offrire la ludoteca nella stessa scuola o, comunque, quanto più possibile a portata di mano.